Tempo di Kairos: ascoltare e non affannarsi

Nel percorso di catechesi intrapreso quest’anno da noi redattori insieme a tante altre persone, l’argomento trattato è quello dei 10 comandamenti, secondo lo schema di don Fabio Rosini. Nell’ultimo incontro abbiamo avuto modo di analizzare il celebre brano che racconta l’episodio di Marta e Maria di Betania, care amiche di Gesù così come loro fratello Lazzaro. L’evangelista Luca, nel capitolo 10, evidenzia in maniera piuttosto evidente due atteggiamenti opposti delle donne: l’ansia della sorella maggiore, che si occupa della casa e di tutti i preparativi affinché l’ospite di eccezione possa ricevere un’accoglienza come si conviene, e la semplicità di Maria, che si attacca a Lui non lasciandolo più e ascoltando quanto aveva da dire. E nel momento in cui Marta la rimprovera per il poco aiuto dato, Gesù spiazza lei e tutti i presenti con questa frase: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”.

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Riflettendoci attentamente, il messaggio è abbastanza chiaro. La nostra vita da che mondo è mondo, ma soprattutto nell’epoca moderna, è scandita dal continuo tran tran di cose da fare bene e anche in maniera svelta, al punto che, crescendo, arriviamo a indossare tante maschere finché non riusciamo a raggiungere quella condizione di costante efficienza che ci consente di essere accettati nella società. E di conseguenza questa a dir poco esasperata ricerca della perfezione ci porta, piano piano, a estraniarci da noi stessi, da ciò che facciamo e dal senso ultimo e autentico della nostra vita e della nostra esistenza. C’è chi si fascia la testa per aver studiato poco o non aver lavorato come si doveva ancor prima di essersela giocata fino all’ultimo, chi dà peso con conseguenti “pippe mentali” a sciocchezze come una parola o un gesto di una persona cara che può significare tutto così come potrebbe non avere alcun peso, o addirittura chi vive nella costante attesa di risposta a un messaggio di WhatsApp con doppia spunta blu, a una chiamata post colloquio, al prossimo appello d’esame e così via. E la lista potrebbe andare avanti all’infinito.

Come si è sottolineato, se non fosse stato per Maria, pronta nella sua povertà e nella sua piccolezza ad accogliere la grandezza del messaggio di Dio, Marta si sarebbe trovata a vagare in maniera affannata per casa a preparare il pranzo per un ospite abbandonato a sè stesso, al quale aveva a malapena aperto la porta e che alla fine tutto era stato meno che ben accolto. C’è una linea sottilissima tra il concetto di occuparsi e quello di pre-occuparsi. Viviamo sempre e costantemente proiettati nel futuro e ci lasciamo sfuggire il presente, le persone che ci vogliono bene, il nostro studio, il nostro lavoro, e tutto ciò che siamo chiamati a fare nella vita di ogni giorno, correndo costantemente il rischio di rimanere con un pugno di mosche in mano. Nessuno, men che meno Gesù, ci chiede di compiere grandi imprese, ma soltanto di eliminare tutto quello che porta a distoglierci inevitabilmente dal vero Amore e dalla vera salvezza. E quindi rimbocchiamoci le maniche e mettiamoci in gioco, ma non sacrificandoci in maniera disumana e oltre le nostre possibilità. Mettiamoci in gioco così come fa Maria, attraverso l’ascolto più semplice possibile, e senza abbatterci se ci capita, come Marta, di tornare nello status di ansia e a estraniarci da noi stessi. Il nostro “ospite” non è una persona come un’altra, perché ci ama a prescindere proprio così come siamo, ed è sempre lì, pronto a regalarci nuovamente la parte migliore. A noi il compito di accoglierla pienamente. Difficile, ma non così tanto come sembra.

Mik (Redattore di “Tra Chronos e Kairos”)  

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(fonte foto: http://www.bassairpinia.it)

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