Tempo di Kairos: la sfida del vero ascolto

Ascoltare. Un verbo che contraddistingue la giornata di ciascuno di noi. Nessun essere umano potrebbe sopravvivere troppo a lungo senza relazionarsi, ricevendo e donando parole. Proprio la parola, la chiave di tutto, nonché l’argomento cardine della quarta catechesi alla quale abbiamo partecipato noi redattori nel cammino dei 10 comandamenti. Anzi… delle 10 parole. La traduzione ebraica corretta, infatti, evidenzia come nel libro dell’Esodo, al capitolo 20, il Signore non dice: “Vi do dei comandamenti”, bensì, letteralmente: Parlò tutte queste parole parlando. Una differenza abissale, se ci si pensa bene, perché tutti reagiamo in maniera diversa, a seconda se riceviamo un comando (reagendo magari con frustrazione e seccatura) o una parola (che quanto meno ascoltiamo).

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Dio dona al suo popolo le 10 parole introducendole così: “Ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto”. Apparentemente potrebbe sembrare un rinfacciare le cose da parte Sua, ma in realtà è un promemoria che serve a ricordare una cosa importantissima: Lui li ama al punto da liberarli dalla schiavitù, così come fa con noi oggi pur se in modo diverso. E quindi, tutto quello che ha da dirci, non potrebbe che essere per il nostro bene, per farci vivere pienamente, di una Pienezza vera e non effimera. Un po’ come se ce lo dicesse una persona che ci vuole bene o che tiene davvero a noi.

In una società come quella attuale gira tutto attorno all’ascolto e alla parola. Quotidianamente siamo bombardati da tanti concetti, idee, tutti diversi tra loro, e diventa davvero difficile capire come distinguere ciò che è bene da ciò che è male. Una parola apparentemente di conforto potrebbe celare dietro di sé una presa in giro, o viceversa, se non altro addirittura. Viviamo una situazione in cui i messaggi sono tanti ma non tutti hanno dei contenuti. Una situazione in cui son tanti che all’ascolto preferiscono prevalere parlando o viceversa, ascoltando eccessivamente e rischiando di non avere più niente da dire. La verità è che, in questa come in tutte le cose, occorrerebbe trovare il giusto equilibrio.

Ancora una volta, quindi, viene sottolineato come ognuno di noi è chiamato a mettersi nuovamente in gioco, non solo con l’ascolto della Parola per eccellenza, ma anche con la giusta apertura del cuore teso all’ascolto di chi ci circonda, lasciando un po’ da parte quello che avremmo da dire noi nel tourbillon di pensieri che ci passano per la testa. Proprio perché, come si è detto ieri: “Se parlare è una sfida, ascoltare lo è altrettanto”.

Mik (Redattore di “Tra Chronos e Kairos”)

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(fonte foto: www.linkiesta.it)

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