Tempo di Kairos: l’amore dà, il possesso toglie

Nell’epoca della spersonalizzazione dell’essere umano, delle macchine che puntano a prevalere su di esso e del rovesciamento dei valori cosiddetti “tradizionali”, l’unica ancora di Salvezza è rappresentata senza dubbio dalla qualità delle relazioni, e di una in particolare. Nel momento in cui, però, ci dimentichiamo di ciò, lasciamo subentrare in noi il demone dell’idolo.

Da che mondo è mondo sono innumerevoli coloro i quali si sono professati atei convinti, ma se il discorso si focalizza su un qualcos’altro che non sia una divinità, ci si rende conto di come in realtà tutti noi abbiamo un qualcosa a cui tendiamo e sul quale ci appoggiamo. Uno smartphone, un videogioco, i bei vestiti, la macchina, la moto, o nel peggiore dei casi una bottiglia di alcolici, sigarette, droga e quant’altro. La lista degli idoli è infinita e non si ferma solo agli oggetti. Infatti sono numerosi anche i casi in cui una persona può cominciare a vivere solo in funzione del proprio studio e del proprio lavoro, e addirittura anche una relazione può diventare un idolo. Appoggiarsi sul prossimo è una delle cose più belle che ci sia, ma assolutizzare quel rapporto può diventare un’arma a doppio taglio, perché la certezza di avere quella persona nella propria vita potrebbe venire meno per un qualsiasi e disparato motivo.

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In queste brevi righe ho cercato di sintetizzare come meglio era possibile ciò che emerso, soprattutto in base ad alcune riflessioni durante l’arco della settimana, negli ultimi due incontri del cammino delle 10 parole sul primo comandamento. Tanti elementi diversi che mi hanno portato a fare un’unica riflessione: cambiano i mezzi, le mete sono diverse, ma tutti finiamo per mettere al centro di tutto sempre noi stessi. Più o meno consapevolmente, sia che ci siano buone che cattive intenzioni, tendiamo a fare spesso qualcosa solo per quell’irrefrenabile bisogno di possesso che non ci lascia mai, in quanto figlio di una costante mancanza di pienezza vera. Ma alla fine è tutto un ciclo, perché appena raggiunto un obiettivo ne seguirà sempre un altro da perseguire, e vivremo sempre e costantemente proiettati in avanti trascurando il presente.

E allora è bene fermarsi e riflettere, rimettendo un attimino in ordine le giuste priorità e cercando di ritornare all’amore vero. Una parola molto abusata, ma che trova spiegazione in tutto ciò che caratterizza la nostra vita: torniamo a studiare per arricchirci culturalmente e umanamente, creandoci le solide basi per costruire un domani migliore per tutti, attraverso la professione che intraprenderemo, e non tanto per vanagloria. Torniamo a vivere delle relazioni autentiche e non basate sull’abitudine, sulla materialità e su ciò che sembra pieno ma che si svuota facilmente. Le macchine, gli smartphone e qualsiasi altro oggetto non sono certo demoni, ma possono diventarlo, perché è giusto che vengano usati in modo non eccessivo, come strumento di qualcosa di più importante. Il nostro unico obiettivo deve essere quello di ritrovare il giusto equilibrio e la giusta qualità in tutto quello che facciamo, per tornare a essere il miglior specchio dell’Amore più grande che c’è, e che mai ci abbandona.

Mik (Redattore di “Tra Chronos e Kairos”)

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(fonti foto: http://www.pluspng.comhttp://www.icons-icons.comhttp://www.pixbay.com)

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