Tempo di Kairos: la Grazia di avere un nome

Il cammino sulle 10 parole intrapreso da noi redattori è giunto, nel pieno del secondo comandamento, a una piccola pausa, dovuta all’imminente arrivo del santo Natale. Un’occasione e un periodo assolutamente idonei per fare alcune riflessioni.

Erroneamente, sono in tanti a pensare che “Non nominare il nome di Dio invano” sia un invito a non bestemmiare o maledire il Creatore. Ma andando più a fondo, nella radice ebraica del testo sacro, si evince come il significato letterale del comandamento dica: “Non prenderai su di te il nome di Dio invano”. E la prospettiva cambia drasticamente. Ciò che risalta su tutto è l’aspetto della relazione che il Signore instaura con ognuno di noi sin dalla nascita. La prima cosa che fanno due genitori quando sta per venire alla luce una nuova vita è la scelta del nome, e da che mondo è mondo ne esistono davvero tanti. E questo rappresenta, per l’appunto, il primo passaggio attraverso cui si instaura un rapporto per un essere umano.

Avere un nome è essenziale per essere riconosciuti dal prossimo, per creare la propria identità e la propria storia, e non solo. Col battesimo, infatti, viene impresso in noi anche il Nome di chi ha fatto sì che, sempre attraverso la relazione, venissimo al mondo. E così il nostro nome viene propriamente detto di battesimo, perché a questo aggiungiamo quello di Dio. A primo impatto, può sembrare una responsabilità non da poco, forse troppo onerosa per la nostra pochezza e la nostra piccolezza. Ma se ci si riflette con attenzione, si può cogliere la grande Grazia che riceviamo non solo all’inizio della nostra vita, ma anche nel quotidiano. Thomas Merton afferma che “nessun uomo è un’isola”, e quanto detto finora ne è solo un’ulteriore conferma.

Essere in relazione con Dio e con il prossimo, in maniera autentica e viva, è la vera essenza della nostra esitenza, che trova l’apice in una sola parola: amore. L’amore di chi è pronto a mettersi in gioco per il prossimo e non solo per sé stesso, perché gli sta a cuore veramente e non per vanagloria. L’amore di chi fa del tu prima di me il suo motto. L’amore di Chi ha permesso, in una fredda notte a Betlemme, di far venire al mondo il proprio figlio, affinché ci desse la dimostrazione più grande di tale concetto: dare la propria vita per il prossimo. E anche noi siamo chiamati a questo, facendo sì concretamente di non portare su di noi il nostro nome (e il Suo) invano, ma pienamente e consapevolmente.

Mik (Redattore di “Tra Chronos e Kairos”)

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(fonte foto: http://www.pixiz.it)

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