Tempo di Kairos: Benedire… dando il giusto peso

Il cammino dei 10 comandamenti è tornato dopo la breve pausa natalizia, e noi torniamo adesso, a ridosso della Quaresima, con l’approfondimento e il commento della terza e della quarta “parola”. Concetti brevi e concisi sicuramente, ma ancora una volta per niente scontati nel loro contenuto: “Ricordati di santificare le feste” e “Onora il padre e la madre”.

III comandamento: Ricordati di… Bene-dire

Per tutti, credenti e non, il giorno di riposo settimanale è qualcosa di sacro. Ma la sacralità del riposo non sta nel semplice riposarsi senza fare nulla dalla mattina alla sera. E ne è una chiara dimostrazione il fatto che nessuno di noi riesce a goderselo appieno per due semplici motivi: perchè non sappiamo vivere il nostro tempo appieno, e di conseguenza non siamo mai soddisfatti di chi siamo e di ciò che ci è stato donato.

È davvero arduo per chiunque poter vivere nel modo giusto non solo il momento di riposo, ma qualsiasi momento di gioia e di pienezza, perchè siamo costantemente in bilico tra un passato che ci rammarica e ci lascia insoddisfatti per ciò che poteva essere e non è stato e un futuro che non ci dà alcun tipo di certezza. È curioso che tutto ciò calzi a pennello col tema principale del nostro blog, ma allo stesso stesso tempo, dopo esserci fermati a riflettere, non possiamo non cocncordare in maniera unanime sul fatto che, effettivamente, siamo tutti schiavi. Schiavitù che non riguarda solo il trascorrere del tempo, ma tutte quelle situazioni che non ci fanno stare in pace con noi stessi, con il prossimo, e con Dio.

La soluzione, allora, non può che essere una sola: cambiare la prospettiva, passando dal maledire al benedire, ovvero dire bene, e più precisamente imparare a ringraziare per ciò che si e per chi/che cosa si ha. Non esiste nessuna situazione tanto disperata da non poter essere benedetta e vissuta in pienezza. Certo, è più facile a dirsi che a farsi, ma la gioia vera non può essere tale se non passa attraverso la tribolazione e le difficoltà. Per comprendere appieno occorre fare questo passaggio obbligatorio, aprendo il proprio cuore e mettendosi in ascolto, mettendo da parte il proprio io.

IV comandamento: dare il giusto peso per essere felici

Tutto quello che è stato detto finora, e in particolare la necessità di annullare sè stessi per fare spazio all’altro, si ritrova anche nella “parola” successiva. I nostri genitori rappresentano le nostre origini e hanno un peso specifico non indifferente su chi siamo e come ci comportiamo nella vita di tutti i giorni. La vita può portare ognuno di noi sia ad amarli al punto di non poter fare a meno di loro, sia ad odiarli per un torto che non riusciamo a perdonare per nulla al mondo. Anche in questo caso le due alternative rappresentano eccessi, e ancora una volta la verità sta nel mezzo: dare il giusto peso.

Volenti o nolenti, la nostra famiglia è parte integrante della nostra esistenza, ma non per questo deve portarci ad annullarla. Tutti noi, chi prima e chi dopo, siamo chiamati a una crescita non solo fisica, ma soprattutto intellettuale e spirituale. Abbandonare la famiglia equivale ad abbandonare tutte le nostre certezze, con lo scopo ben preciso di mettere in gioco tutto e nella consapevolezza che siamo chiamati a qualcosa di più grande. Sta solo a noi scegliere tra una tranquilla mediocrità e l’imprevedibile ma sicura grandezza.

Le nostre origini, il contesto in cui siamo cresciuti, rappresentano tutti una grande e solida impalcatura sulla quale costruiamo le fondamenta di ciò che vogliamo essere nella vita. Un passaggio necessario per un bene più grande: la nostra felicità, la vera felicità. La ricetta per raggiungerla non esiste, ma seguire queste piccole dritte può aiutarci a vivere meglio, con lo scopo di raggiungere quotidianamente e nelle piccole cose quella tanto agogniata pienezza.

Mik (Redattore di “Tra Chronos e Kairos”)

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