In cammino

70 giorni…questo è il tempo passato chiusi in casa tra attese e speranze; tanto è durato il lockdown imposto dal governo per far fronte al contagio da Covid-19. Un tempo dalla durata infinita in cui ognuno di noi si è reinventato per passare giornate interminabili in cui si susseguivano sempre gli stessi gesti. Un tempo racchiuso tra la seconda domenica di Quaresima, in cui abbiamo fatto memoria della Trasfigurazione del Signore, e l’Ascensione del Signore, prima domenica effettiva in cui il popolo di Dio si troverà in chiesa per celebrare l’Eucaristia, passando per il Triduo pasquale e la Resurrezione di Gesù.


Stamattina inevitabilmente nella mia mente si è affacciato un pensiero per dare un senso a tutto questo, a questo tempo che nella logica del mondo è stato una perdita di tempo ma che per chi ha fede è stata una meravigliosa Dio-incidenza, di quelle che lasciano sicuramente il segno. Si, perché se è vero quello che diceva il Beato Francesco Maria Greco “CIO’ CHE AVVIENE CONVIENE” questi settanta giorni sono veramente serviti ad ognuno di noi per fortificarci, per sperimentarci, per testare i nostri limiti, per scoprire reazioni e sentimenti che mai avremmo immaginato di avere e provare. Un tempo in cui ci siamo sentiti soli e abbandonati da Dio, in cui abbiamo visto e alcuni di noi purtroppo hanno vissuto sulla propria pelle l’ineluttabilità della morte, un argomento tabù di questi tempi in cui il mondo vuole farci sentire a tutti i costi immortali; un tempo in cui volenti o nolenti ci siamo sentiti più uniti e questa unione si è manifestata in diversi modi, tra una canzone dal balcone o un flashmob per il nostro Paese; un tempo in cui siamo diventati più responsabili della vita degli altri, restando a casa per aver cura di chi ci sta accanto, dei nostri cari o del nostro prossimo, e in cui le iniziative di generosità si sono moltiplicate nelle diverse parrocchie di tutto il mondo.

Dio dove era in questo periodo? Ci ha veramente abbandonati, è stato così cattivo da godere del dolore di tante persone oppure era accanto a noi, a sostenerci, confortarci, asciugare le lacrime? Io credo che mai ci abbia lasciati soli. Nella seconda domenica di Quaresima Egli ha fatto vedere agli apostoli e a noi il suo Corpo trasfigurato per farci fare il carico di bellezza, per farci avere il desiderio di restare con Lui per sempre, così come Pietro, Giovanni e Giacomo. Abbiamo meditato in questa Quaresima interminabile il suo farsi uomo, come noi, il suo patire ogni sofferenza che proviamo noi, lo sconforto, il senso di abbandono.

Gesù si è fatto prossimo a noi, ha pianto, sospirato assieme a noi, ci ha fatto vedere la bellezza del mondo da Lui creato che si è fatto strada approfittando dell’assenza dell’uomo, ci ha convertito il cuore (quante persone si sono avvicinate alla preghiera in questo periodo!). Ci ha fatto vedere che la Morte non vince mai con la sua Resurrezione e, come con gli apostoli, ha continuato imperterrito ad apparire nelle nostre vite per farci sentire la sua presenza tramite un volto amico, una parola gentile, un sorriso anche se nascosto dalle mascherine. Ci ha fatto sentire la mancanza degli abbracci e dei baci, perché il cristiano è un uomo di relazione, non può vivere senza il suo simile, solo non basta a sé stesso e chi ce lo fa credere ci vuole imporre una visione individualista che non appartiene ai figli di Dio. Ci ha fatto avere nostalgia del suo Corpo e del suo Sangue sulla mensa dell’altare perché unico nutrimento che mantiene vivi e come dico io, sani di mente; anche perché attorno all’altare si riunisce la Chiesa, fatta di persone, di preghiere, di sguardi, di dialogo… la comunità! È stato un tempo di Grazia e adesso che sembra che la situazione sia migliorata Lui salirà al cielo. Tocca a noi, figli liberi, fare tesoro di questo tempo… in attesa dello Spirito Santo che fa nuove tutte le cose.

Fra


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(fonte foto: http://www.blog.cookaround.com)

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